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.:La mia musica:.
State ascoltando: O fortuna velut luna
dai Carmina Burana
Dedicato a tutti coloro che non accettano passivamente, che guardano dritto negli occhi le avversità , che non si rassegnano e che lottano per cambiare le cose
.:Parole di fuoco:.
.:Lasciami un saluto:.
Le parole fanno affezionare avvicinano le persone... Lasciami un saluto quando passi da qui ...e saremo più vicini...
.:Per non dimenticare:.
.:Miei amici:.

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domenica, 08 novembre 2009
Dure critiche alla decisione annunciata del cd di Viale Mazzini
E l'Usigrai attacca: "Scandalose nuove
nomine"
Ruffini cacciato da Raitre, è polemica
Protestano Floris, Dandini, Lucarelli
Bersani: "Vergognosa ingerenza della politica". Libertà e Giustizia: "Chiarire
i criteri"
Dalla Repubblica dell’8 novembre 2009
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/rai-6/rai-6/rai-6.html
IL CASO
Terremoto a RaiTre silurato Ruffini
di GIOVANNI VALENTINI
Se non si corresse il rischio di fare un regalo a Mediaset, favorendo
la concentrazione televisiva e pubblicitaria privata costituita dall'azienda
del premier, forse bisognerebbe dire che è arrivata l'ora di non pagare
più il canone d'abbonamento alla Rai.
L'ora, cioè, dell'obiezione fiscale. O comunque, della disdetta collettiva,
in forza di una protesta popolare e civile. Con la demolizione della terza rete,
ultimo bastione di quella riserva indiana in cui è stata confinata l'informazione
televisiva non ancora asservita al governo in carica, si completa la manovra di
accerchiamento del servizio pubblico, con l'occupazione "manu militari"
dell'azienda di viale Mazzini e la sua definitiva normalizzazione.
Questo non è che l'epilogo di un lungo assedio in cui si intrecciano interessi
privati e pretese di egemonia politica. L'assalto finale al Palazzo di vetro
della televisione pubblica, tutt'altro che trasparente e luminoso.
Il declassamento annunciato di Rai Tre da rete nazionale a rete regionale,
attraverso la rimozione del direttore Paolo Ruffini, non corrisponde però
soltanto a un "escamotage" per smantellare trasmissioni considerate scomode
o irriverenti: da Ballarò di Giovanni Floris a Che tempo che fa di Fabio Fazio,
per arrivare fino al talk-show satirico Parla con me di Serena Dandini. Già
questo, per la verità, sarebbe di per sé grave e preoccupante. E non tanto….
continua….
http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/rai-5/terremoto-rai/terremoto-rai.html
Intervista al direttore di Rai 3 Paolo Ruffini: "Nessuno mi ha contestato i risultati"
"La mia colpa?Programmi come Ballarò,
Che tempo che fa, Parla con me, Presa diretta o Report"
"È l'unica rete che non perde ascolti
ma so di non piacere al premier"
di LEANDRO PALESTINI
ROMA - Paolo Ruffini, da sette anni direttore di Rai3, non ama le polemiche.
Ma lo stillicidio di voci sul suo futuro ora lo esaspera.
È vero che mercoledì prossimo lascerà Rai3?
"Di mercoledì so cosa manderemo in onda. Uno Speciale di Che tempo che fa
con Roberto Saviano: sarà una bellissima pagina di televisione. Una serata
sull'importanza della scrittura e della lettura. Una serata emozionante sul bene
e sul male. Sull'inferno che si costruisce uccidendo la libertà nel nome del bene.
Sulla bellezza che sta dentro ogni parola libera".
………………..
http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/rai-5/perde-ascolti/perde-ascolti.html
E gli Italioti cosa fanno????
“macchisenefrega…..basta che ci diano cazzate per non pensare, tette e culi
a volontà”
A questo proposito ripropongo un testo di Dario Fo le cui parole non devono
essere dimenticate:
"Canto degli Italioti"
Siam felici, siam contenti del cervello che teniamo,
abbiam l'elica che ci obbliga ad andar sempre col vento.
Se ci dicon: quello ruba, quello truffa, quello frega,
noi alziamo la spalluccia e da idioti sorridiam.
Perché siamo gli italioti, razza antica indo-fenicia,
siam felici, siam contenti del cervello che teniamo.
Anche voi dovreste farlo: trapanatevi il cervello
e mettetevi anche un'elica, per andar sempre col vento.
Trapaniamoci festanti, riduciamoci il cervello
e così sarà più bello, non avremo da pensar.
Se diranno: quello ruba, quello truffa, quello frega,
gli daremo i nostri voti, tutta quanta la fiducia
e sarem tutti italioti,
un po' ottusi di cervello.
Su, sbrigatevi, curatevi, anche voi, fate così,
anche voi fate così, anche voi fate così.
.:)(:. | commenti

domenica, 01 novembre 2009
Marrazzo accelera e si dimette: "Lascio tutto". La Procura: "Non è indagato per peculato"
Piero Marrazzo si è dimesso. Lo aveva detto ai suoi collaboratori in mattinata: "Basta, voglio chiudere, non avere più nessun contatto con la mia vita politica". Una nota della Regione Lazio ha confermato la decisione dell'ex governatore (che si era già autosospeso) nel pomeriggio.
"Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione. Comunico con la presente le mie dimissioni definitive ed irrevocabili dalla carica di presidente della Regione Lazio". Questo il testo della lettera che Piero Marrazzo ha inviato al vicepresidente
della Regione Lazio Esterino Montino e al presidente del
Consiglio regionale Bruno Astorre.
Marrazzo ha lasciato ieri la sua abitazione per recarsi in un istituto religioso nei pressi della capitale. Inizialmente pensava di andare all'abbazia di Montecassino, ma nel timore di incontrare cronisti, ha deciso di cambiare meta. Nella struttura religiosa l'ex presidente della Regione Lazio, travolto dallo scandalo di un video che lo ritrae con un trans e ricattato da quattro carabinieri finiti in manette, trascorrerà parte della convalescenza dopo che ieri, visitato al Policlinico Gemelli, gli è stato diagnosticato un forte stress psicofisico. Il certificato prevede un periodo di riposo di trenta giorni, periodo che Piero Marrazzo trascorrerà nella struttura religiosa.
Intanto dalla Procura fanno sapere che «Non c'è stata alcuna convocazione di Piero Marrazzo e non è neppure previsto che debba
essere sentito. Almeno per il momento». È quanto si precisa negli ambienti giudiziari di piazzale Clodio dove si smentisce, tra l'altro, l'ipotesi di un'iscrizione sul registro degli indagati dell'ex presidente della Regione Lazio. Chi indaga sottolinea anche che «allo stato degli atti non ci sono tracce di altri esponenti politici sotto ricatto perchè finiti nel giro di trans».
In procura si ribadisce che Marrazzo, in questa vicenda, rimane parte offesa: dunque, non sarà aperto nei suoi confronti un procedimento per l'ipotesi di peculato (in relazione all'uso dell'auto blu) e per quella di corruzione (con riferimento al denaro preso dai carabinieri che hanno fatto il blitz nell'appartamento del trans in via Gradoli). Quanto al peculato, Marrazzo aveva diritto all'auto di servizio e con quella poteva andare dove voleva; quanto alla corruzione, gli inquirenti ritengono che il video sia stato girato dai due carabinieri 'infedelì (Carlo Tagliente e Luciano Simeone) e che l'uomo politico sia stato vittima di un ricatto senza
sapere di essere stato filmato.
Marazzo subito dopo la notizia degli arresti e del video era rimasto a casa con la sua famiglia. Ora il trasferimento in una struttura religiosa è stato pensato «per permettergli di recuperare un pò di serenità e di equilibrio». «Sembra uno a cui è crollato un palazzo dentro oltre che addosso», dice chi in queste ore gli sta vicino. Una persona in stato di «forte stress psicofisico», lo descrivono i medici che, a lungo, ieri lo hanno visitato. E gli hanno prescritto trenta giorni di assoluto riposo. Ieri mattina, presto alle 7.30, Piero Marrazzo, si è presentato al Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli, diretto dal professor Nicolò Gentiloni Silveri. Con lui c’era la moglie Roberta Serdoz, giornalista del tg3, che in questi giorni gli è sempre rimasta accanto. Preoccupata per lui e comunque sempre al suo fianco.
«Il denaro che si trovava sul tavolo dell'appartamento di via Gradoli dove il governatore Piero Marrazzo è stato ripreso in compagnia di un trans non era del presidente della Regione Lazio ma di Natalie». È quanto ha spiegato l'avvocato Luca
Petrucci, legale del governatore del Lazio, lasciando l'ufficio del procuratore Giovanni Ferrara, con il quale ha avuto un colloquio.
Secondo Petrucci, «i 3.000 euro indicati come compenso per la prestazione di Natalie non sono stati versati da Marrazzo». Il denaro, ha detto l'avvocato, «era sul tavolo ma era di Natalie». Come ha spiegato il legale, «Marrazzo aveva con sè 2.000 e non 5.000 euro e forse tra le banconote sul tavolo c'erano anche quelle pagate al trans per l'incontro». Per Petrucci «è dunque azzardato attribuire al governatore di aver pagato quell'ingente somma per l'incontro. I 3.000 euro, quindi, erano il compenso che Natalie aveva ricevuto probabilmente per altri incontri».
Quanto alla posizione di Marrazzo nell'ambito della Regione Lazio, l'avvocato Petrucci ha precisato che «dopo la decisione di
autosospendersi egli non percepisce più l'indennità riconosciuta a chi ha il ruolo di governatore. Percepisce però l'indennità prevista per i consiglieri regionali».
(L’Unità 27 ottobre 2009)

"Grazie Piero", il saluto del consiglio regionale nella seduta dello scioglimento
Hanno condiviso tensioni nei momenti più aspri della battaglia politica e apprezzato il suo voler sempre testardamente trovare soluzioni condivise. Oggi, per la prima volta dopo cinque anni, i consiglieri regionali del Lazio, di maggioranza e di opposizione, si sono ritrovati nell'aula della Pisana a raccogliere le sue dimissioni. E nessuno ha affondato la lama nelle polemiche.
Piero Marrazzo non è più il Presidente della Regione Lazio e l'assemblea legislativa regionale da oggi è formalmente sciolta. Ma nel prenderne atto i suoi ex colleghi, pur non risparmiando critiche al suo operato istituzionale, non hanno voltato le spalle all'uomo, «fortemente provato». E nessuno ha trovato fuori luogo o contestato quel «Grazie Piero» detto in aula da Esterino Montino, che di Marrazzo era vice e che ora ne ha preso il testimone.
«Vorrei ricordare - ha detto Montino, che da navigato politico non è però riuscito a nascondere tristezza e commozione - che il presidente Marrazzo ha ammesso le sue debolezze personali e lui, fino a prova contraria, è vittima di un ricatto e di un tentativo di estorsione». Non solo: «Lasciatemi dire con grande dolore, e anche con l'amicizia e la stima personale verso Piero, che in questa situazione drammatica ha dimostrato un grande senso di responsabilità e di rispetto verso quest'aula e verso le istituzioni».
«Avrebbe anche lui potuto invocare la violazione della privacy, sostenendo che quella sfera riguarda la singola persona e può essere giudicata solo dalla propria coscienza. Ma lui, senza invadere le case degli italiani dagli schermi delle tv - ha aggiunto Montino citando non a caso quel piccolo schermo che ha reso Marrazzo un professionista famoso e apprezzato - ha ritenuto dopotutto in soli 5 giorni di fare un passo indietro. A dimostrazione che per chi rappresenta le istituzioni il confine tra vita privata e vita pubblica è sottile, e spesso inesistente».
Per questo Montino, a nome anche della giunta che ha accompagnato Marrazzo in questi anni, gli ha detto «grazie Piero, grazie per la lezione di stile e di senso delle istituzioni».
Poi la parola è passata ai consiglieri. «Avverto l'esigenza morale di stare vicino a chi sta nella polvere anche quando non ne condivido le condotte di vita, che non possono essere sempre esemplari» ha detto Antonio Cicchetti. capogruppo An-Pdl; gli
ha fatto eco con una dichiarazione di «piena solidarietà al presidente Marrazzo dal punto di vista umano e piena vicinanza»
Fabio Armeni, capogruppo Fi-Pdl, precisando: «non abbiamo richiesto le dimissioni di Marrazzo ma un atto di chiarezza
istituzionale e di coerenza».
Donato Robilotta, capogruppo Socialisti Riformisti-Pdl, ha assicurato: «nessuno di noi ha intenzione di fare la campagna sulla vicenda personale che ha interessato il presidente, la vicenda Marrazzo deve restarne fuori».
Nell'Aula della Pisana oggi non c'è stato neanche il ricordo del conflitto politico: solo, come ha detto Fabio Desideri (Pdl), «la necessità urgente di voltare pagina». Ivano Peduzzi, capogruppo Prc, ha ritenuto «correttissima la presa d'atto da parte del presidente Marrazzo degli errori personali». La seduta del Consiglio si era aperta con la lettura, fatta dal presidente del Consiglio regionale Bruno Astorre, della lettera con la quale Marrazzo si è dimesso: «una nota toccante» come ha detto Roberto Alagna, capogruppo della Lista civica per il Lazio «in cui c'è il dolore di un uomo, il dramma, accanto alla valutazione del proprio impegno
istituzionale». Per tutti, amici e nemici politici, da oggi Piero Marrazzo è uscito di scena.
L’Unità 28 ottobre 2009
Berlusconi a Vespa: "Non mi dimetto, neanche se mi condannano"

«Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in una dichiarazione contenuta nell'ultimo libro di Bruno vespa 'Donne di cuori', in riferimento ad alcuni processi in corso a suo carico.
Quanto al caso Mills -il legale inglese per il quale è stata confermata la condanna per corruzione - per Berlusconi «è una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione». Vespa chiede poi a Berlusconi come spieghi la campagna internazionale che si è scatenata su di lui da maggio in poi. «È partita da Repubblicà e l'Espresso - risponde il presidente del Consiglio - e su sollecitazioni di questo gruppo si è estesa ai giornali e ai giornalisti 'amici'. Per gettare fango su di me ha finito col gettare fango sul nostro Paese e sulla nostra democrazia».
Le affermazioni di Berlusconi hanno provocato reazioni ironiche o indignate a seconda dei casi. Una nota serale del portavoce Bonaiuti ha finito per aggravere il quadro delle dichiarazioni del premier: «Il Presidente Berlusconi, nell`intervista a Bruno Vespa, ha detto chiaramente che una sentenza che non riconoscesse la sua piena innocenza ed estraneità al caso Mills sarebbe uguale ad un impossibile verdetto che decretasse che Silvio Berlusconi non è Silvio Berlusconi. Sarebbe cioè - afferma Bonaiuti - una sentenza così abnorme e così contraria alla verità da rendere davvero preoccupati sull`utilizzo politico della giustizia contro la verità e contro il responso della sovranità popolare».
L’Unità 31 ottobre 2009
Di cose da dire ce ne sono tante e spero di riuscire ad esporle in maniera adeguata e chiara.
Fino ad oggi non sono intervenuta di proposito sulla vicenda Marrazzo.
Ho molto rispetto per la persona in questione e, sinceramente, devo dire che con le sue dimissioni questo rispetto è notevolmente aumentato.
Ma si tratta di una vicenda privata, anzi privatissima, nella quale però non compaiono escort da 2000 euro a…….prestazione, ragazzine che pur di far carriera scendono a compromessi vari, dove non ci sono aerei della repubblica italiana utilizzati come autobus per gite…non ci sono residenze pubbliche usate come garconnieres.
Non c’è nulla di tutto questo.
C’è solo un uomo con gusti sessuali suoi, che cede al ricatto per timore che venga fuori una verità scottante e certamente non edificante.
Vi sono molti aspetti in questa vicenda che ne fanno un caso a parte.
Che di certo non si riscontrano nell’altra vicenda che vede protagonista Berlusconi..
Il non voler a tutti io costi restare attaccato con l’attack ad una poltrona di cui ci si sa non essere degni.
Il saper riconoscere un proprio errore, senza gridare alla cospirazione rossa.
Ed assumersi per questo le proprie responsabilità e, dopo un momento di sbigottimento, riconoscere la sconfitta,
alzare la testa ed uscire di scena con dignità
.:)(:. | commenti (1)
domenica, 25 ottobre 2009
Gmork: Sei uno sciocco e non sai niente di Fantasia. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell'umanità e quindi Fantasia non può avere confini.
Atreyu: Perché Fantasia muore?
Gmork: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.
Atreyu: Che cos'è questo NULLA?
Gmork: È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.
Atreyu: Ma perché!?
Gmork: Perché è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.
Questo dialogo è tratto dal romanzo “La storia infinita” di M. Ende.
E’ stato considerato un libro per bambini, ma ho sempre pensato che sia più un libro per adulti che per bambini.
Chi smette di sognare e di fare progetti o di sperare?
Chi se non gli adulti?
Chi non crede più a nulla?
Questo dialogo è sempre attuale ed ho pensato di riproporlo per dare uno spunto di riflessione a tutti quelli che non sognano più e non sperano più!
E per questo sono facilmente dominabili ed influenzabili.
.:)(:. | commenti
domenica, 11 ottobre 2009
Stagioni
Di Francesco Guccini
“Quanto tempo è passato da quel giorno d'autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia...
Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d'ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto "Che" Guevara...
Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni...
"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...
"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...
Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
" Forza Compagni, all'erta, si deve andare avanti! "
E avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere...
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...
Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni...
"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...
"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...
E qualcosa negli anni terminò per davvero
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero:
i Compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti...
Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...
Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, forse non tornerà,
ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà ! “
Non ho dimenticato che il 9 ottobre è l’anniversario di quel lontano 1967 in cui il Comandante Ernesto Che Guevara fu assassinato.
Chi ha la mia età sa di chi parlo, i giovani (non tutti per fortuna) lo hanno conosciuto per via delle magliette, degli accendini, dei posters e così via….alcuni incuriositi sono andati a cercare notizie.
Penso sia inutile accennare alla biografia del Comandante Che.
La conoscono tutti.
Anche la famosa foto, quella che ha fatto migliaia di volte il giro del mondo.
Forse però non tutti sanno che quella foto fu fatta da un fotografo, Korda per l’esattezza, che immortalò il “Che” con tanta intensità che spesso (ne ho una in casa anche io) sembra quasi stia per parlarti.
Non aggiungo altro, perché per me il Che è sempre stato e sempre sarà un alto punto di riferimento per chi lotta per la libertà degli oppressi, dei poveri, dei diseredati, di quelli che non hanno una voce da far udire.
E non posso non chiudere proponendo alcuni pensieri del Comandante
“Non bisogna indottrinare. Bisogna insegnare a pensare e ad analizzare. Non bisogna ammettere che si possa credere a una cosa senza prima averla compresa. Altrimenti non si fa che creare dei fanatici e dei dogmatici.”
(questa mi sembra molto attuale)
"... Sono nato in Argentina; non è un segreto per nessuno. Sono cubano e sono anche argentino e, se le signorie illustrissime dell'America Latina non si offendono, dirò che mi sento più di chiunque cittadino dell'America Latina, di qualsiasi Paese dell'America Latina; se fosse necessario sarei disposto a dare la mia vita per la liberazione di qualsiasi Paese dell'America Latina, senza chiedere nulla a nessuno, senza esigere nulla in cambio, senza sfruttare nessuno..."
dal discorso alle Nazioni Unite, 11 dicembre 1964
... Per noi, la sola definizione valida di socialismo è l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Finché ciò non avviene, si è nel periodo della costruzione della società socialista; e se questo fenomeno non si verifica, se la lotta per la soppressione dello sfruttamento ristagna o, addirittura, fa passi indietro, non è legittimo neppure parlare di costruzione del socialismo ..
“L'ultima lettera del Che a Fidel
L'Avana, "Anno dell'agricoltura"
Fidel,
in questa ora mi ricordo di molte cose, di quando ti ho conosciuto in casa di Maria Antonia,
di quando mi hai proposto di venire, di tutta la tensione dei preparativi.
Un giorno passarono a domandare chi si doveva avvisare in caso di morte, e la possibilità reale del fatto ci colpì tutti.
Poi sapemmo che era proprio così, che in una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore, e molti compagni sono rimasti lungo il cammino verso la vittoria.
Oggi tutto ha un tono meno drammatico, perché siamo più maturi, ma il fatto si ripete.
Sento che ho compiuto la parte del mio dovere che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo, che ormai è il mio.
Faccio formale rinuncia ai miei incarichi nella direzione del partito, al mio posto di ministro, al mio grado di comandante, alla mia condizione di cubano.
Niente di giuridico mi lega a Cuba; solo rapporti di altro tipo che non si possono spezzare come le nomine.
Se faccio un bilancio della mia vita, credo di poter dire che ho lavorato con sufficiente rettitudine e abnegazione a consolidare la vittoria della rivoluzione.
Il mio unico errore di una certa gravità è stato quello di non aver avuto fiducia in te fin dai primi momenti della Sierra Maestra e di non aver compreso con sufficiente rapidità le tue qualità di dirigente e di rivoluzionario.
Ho vissuto giorni magnifici e al tuo fianco ho sentito l'orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi.
Poche volte uno statista ha brillato di una luce più alta che in quei giorni;
mi inorgoglisce anche il pensiero di averti seguito senza esitazioni, identificandomi con la tua maniera di pensare e di vedere e di valutare i pericoli e i princìpi.
Altre sierras nel mondo reclamano il contributo delle mie modeste forze.
Io posso fare quello che a te è negato per le responsabilità che hai alla testa di Cuba, ed è arrivata l'ora di separarci.
Lo faccio con un misto di allegria e di dolore;
lascio qui gli esseri che amo, e lascio un popolo che mi ha accettato come figlio;
tutto ciò rinascerà nel mio spirito; sui nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai inculcato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di compiere il più sacro dei doveri:
lottare contro l'imperialismo dovunque esso sia; questo riconforta e guarisce in abbondanza di qualunque lacerazione.
Ripeto ancora una volta che libero Cuba da qualsiasi responsabilità tranne da quella che emanerà dal suo esempio;
se l'ora definitiva arriverà per me sotto un altro cielo, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e in modo speciale per te;
ti ringrazio per i tuoi insegnamenti e per il tuo esempio a cui cercherò di essere fedele fino alle ultime conseguenze delle mie azioni;
mi sono sempre identificato con la politica estera della nostra rivoluzione e continuo a farlo;
dovunque andrò sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano e come tale agirò;
non lascio a mia moglie e ai miei figli niente di materiale, ma questo non è per me ragione di pena:
mi rallegro che sia così; non chiedo niente per loro perché lo stato gli darà il necessario per vivere e per educarsi.
Avrei molte cose da dire a te e al nostro popolo, ma sento che le parole non sono necessarie e che non possono esprimere quello che io vorrei dire;
non vale la pena di consumare altri fogli.
Fino alla vittoria sempre. Patria o Morte!
Ti abbraccio con grande fervore rivoluzionario
Che”
“hasta la victoria sempre” Comandante Che
.:)(:. | commenti (2)
venerdì, 09 ottobre 2009
Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.
Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,
l'Italia metà giardino e metà galera,
viva l'Italia, l'Italia tutta intera.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.
Francesco De Gregori “Viva l’Italia”
.:)(:. | commenti
venerdì, 02 ottobre 2009
Ho sempre adorato i collage e voi?
Qui di seguito un puzzle delle varie notizie di ieri e di oggi riguardanti la trasmissione “Annozero” e conseguenti polemiche.
Quello che mi fa arrabbiare è vedere come ci considerano all’estero.
Si, avete letto bene
Ci considerano
tutti noi italiani!!!!!!
Ho sempre pensato che la dignità venisse al primo posto e sapere che ci ridono dietro, che ci prendono in giro mi fa incavolare di brutto.
E quando ho visto che risate facevano alla BBC facendo il paragone tra il loro premier ed il nostro, mi sono sentita arrossire di vergogna.
L'Italia non può e non deve diventare il Paese Barzelletta!!!!
Una parentesi piccola piccola; come fanno a scandalizzarsi per delle realtà?
E ad attaccare a testa bassa……
Ma si sa la miglior difesa (quando non ce ne sono altre) è l’attacco!!!
Nonostante i dubbi dei legali di viale Mazzini, la donna partecipa in diretta da Bari
Santoro: "Se Rai non deve, e Mediaset non può, chi continuerà a fare contraddittorio in tv?"
Annozero, la D'Addario ospite a Rai2
"Berlusconi sapeva che ero una escort"
"A Palazzo Grazioli sembrava un harem. Ho registrato ma non volevo ricattare"
di BRUNO PERSANO
ROMA - Alla fine lo dice chiaro la D'Addario: "Quella sera, a Palazzo Grazioli, Berlusconi sapeva che ero una escort. Ho passato la notte lì. Tutti lo sapevano, anche le ragazze e Tarantini". Lo dice dal video di Rai2, durante la trasmissione di Annozero. Prende in contropiede tutti e svela, per la prima volta in pubblico, che il presidente del Consiglio, quella notte a Palazzo Grazioli, sapeva chi si era portato a letto. Sbugiarda il premier che in conferenza stampa con Zapatero disse che lui, le donne, ama conquistarle: "La soddisfazione più bella è proprio la conquista. Se paghi, mi domando, che gioia ci potrebbe essere...»
Santoro: "Rimarrò in onda". Fino all'ultimo la partecipazione della D'Addario ad Annozero era incerta. Il balletto delle conferme e delle smentite è proseguito fino a pochi minuti dalla trasmissione. Poi puntuale, alle 21.05, sugli schermi della Rai compare Michele Santoro: "Sono qui in onda, e ci rimarrò. Nessun cambiamento al programma", ribadisce con una punta di orgoglio. Nonostante un parere contrario dell'ufficio legale della Rai e la diffida chiesta all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da parte di Giampaolo Tarantini, Patrizia D'Addario ha partecipato alla puntata con un'intervista in diretta da Bari. "Se avessi iniziato a non mandare in video la sua voce - spiega Santoro - cosa avrei fatto domani delle inchieste di Sandro Ruotolo o degli interventi di Marco Travaglio? Non li avrei più mandati in onda? Quando si inizia a cambiare, non si sa mai dove si va a finire. Meglio continuare come si era deciso".
D'Addario: "Berlusconi sapeva". E' quindi il momento della D'Addario. La rivelazione shock arriva a sorpresa: "Berlusconi sapeva che ero una escort". Prima aveva raccontato: "All'incontro con Berlusconi a Palazzo Grazioli mi sembrava di essere in un harem. Quella volta c'erano il presidente, Giampaolo Tarantini, e più di venti ragazze. Si ballava, si cantava. E' vero: ho usato il registratore, ma non volevo ricattare nessuno".
"Sono stata tradita". Occhi truccati, i capelli biondi che le scendono lisci sulle spalle, tradisce un po' di tensione quando la telecamera mostra quella sua postura un po' rigida sul sofà di pelle rosso. "Sono andata da Berlusconi due volte e sempre pagata. Ho parlato al presidente del mio progetto (un agriturismo sognato già dal padre della D'Addario, ndr), e lui mi ha detto che mi avrebbe aiutato. Invece non ho visto nessuno nel mio cantiere. Sono stata tradita. Come pure sulla mia candidatura politica alle Europee. Furono loro a offrirmela, non io a chiederla. E poi non mi fecero neppure entrare alla conferenze stampa del presidente a Bari".
Scajola scandalizzato. Dall'altra parte dell'Oceano, il ministro Claudio Scajola è saltato sulla sedia. Era seduto davanti alla tv nel grattacielo Chrysler Building a New York. Chi l'accompagnava dice che voleva alzarsi e andarsene via già dopo l'editoriale di Marco Travaglio. Poi ha cambiato idea e ha aspettato la fine dell'intervista alla D'Addario. Lui lo diceva che Annazoero è "spazzatura", che i vertici della Rai dovevano intervenire. Ma non è stato ascoltato e stasera la dichiarazione shock su Berlusconi lo ha fatto imbestialire.
L'attacco a Minzolini. Nella trasmissione c'è spazio anche per un attacco al direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Santoro mette a confronto un recente editoriale in cui, parlando dello scandalo delle escort, annuncia che "non si occuperà di gossip", e le parole che lui stesso scrisse nel '94: "La distinzione tra pubblico e privato è manichea" (ne aveva parlato nel suo blog su Repubblica.it Vittorio Zambardino).
Le gag sulla Bbc. Passa in video pure una gag irriverente, e a tratti volgare, su Berlusconi e l'omologo inglese Gordon Brown, che è stata trasmessa in prima serata dalla Bbc. "Come vedete, in una rete pubblica e autorevole, hanno un altro concetto di censura", commenta Santoro.
Annozero: "Noi solo facciamo contraddittorio". E poi si chiede il conduttore: "Se le reti Rai non devono attaccare il governo ("perché sono pubbliche, pagate con il canone" sostiene il premier, ndr), e i canali Mediaset non possono perché sono riconducibili al presidente del Consiglio, chi può mantenere un contraddittorio? Questa volta lo faccio io un esposto all'Authority delle comunicazioni". Infine Santoro fa una promessa che è un'anticipazione sul tema della prossima puntata: "Non c'è due senza tre. Ci rivediamo giovedì".
Ma sono trascorsi pochi minuti, e sulla rete concorrente, Bruno Vespa a Porta a porta riprende il discorso dal punto dove Santoro l'aveva lasciato. Il tema è ancora la D'Addario. Ci sono La Russa, Romani, Donadi, Siddi e, dopo un po' compare anche Maurizio Belpietro e lo spettatore, spaesato, si chiede: "Ma non era ad Annozero fino a poco fa?"
(1 ottobre 2009)
Durissimo attacco del settimanale britannico: "I giornalisti hanno ragione
a preoccuparsi e protestare. Italia democrazia fragile, come all'Est"
Economist: "Come con Mussolini
museruola a chi informa"
El Pais: "Berlusconi dichiara guerra alla Rai". Sulla stampa estera molti titoli sullo scudo fiscale: "amnistia per gli evasori"
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Sono anni che definisce Silvio Berlusconi "inadatto" a governare l'Italia, a causa del conflitto d'interessi mediatico e dei numerosi processi a cui è stato sottoposto, ma adesso il settimanale l'Economist aumenta se possibile ancora di più il livello della critica, paragonando l'Italia del Cavaliere a una delle deboli democrazie dell'Est Europa, sempre più lontana dal concetto di democrazia occidentale, ed evocando perfino il fantasma del Duce.
"E' dai tempi di Mussolini che non si aveva un governo italiano che interferisse con i media in maniera così lampante e allarmante", scrive l'autorevole settimanale, britannico come sede centrale ma globale nella diffusione poiché vende al di fuori del Regno Unito i due terzi della sua tiratura di quasi un milione e mezzo di copie. "I giornalisti, e gli altri italiani, hanno ogni motivo di protestare", continua l'articolo, intitolato "Museruola a chi informa", alludendo alla manifestazione in difesa della libertà di stampa indetta per questo fine settimana in tutta Italia e anche all'estero. "Questo sabato 3 ottobre si terrà a Roma una manifestazione per difendere la libertà di stampa", scrive l'Economist, "non in una lontana dittatura, ma proprio in Italia. Ebbene, i giornalisti che l'hanno indetta hanno buone ragioni per preoccuparsi".
Il settimanale osserva poi che basta consultare la classifica 2009 sull'indipendenza dei media di Freedom House, l'istituto americano di controllo e studio sulla libertà di informazione e di pensiero, per accorgersi che l'Italia è declassata nella categoria di quelli "parzialmente liberi", al 73esimo posto, su un totale di 195, appena sopra alla Bulgaria. Quanto meno sotto questo aspetto, afferma l'Economist, "l'Italia di Berlusconi si sta allontanando dall'Europa occidentale per diventare più simile alle deboli democrazie dell'est". Il giornale fa poi una lunga ricostruzione degli ultimi sviluppi, dalle domande di Repubblica al premier alla richiesta di danni per diffamazione avanzata da Berlusconi per tali domande, fino al caso della trasmissione AnnoZero e alla campagna lanciata dal Giornale, "quotidiano vicino al primo ministro, contro il pagamento del canone Rai, da cui dipendono almeno la metà degli introiti dell'azienda pubblica". Conclude l'Economist: "Le ordinanze di Berlusconi sembrano parte di un progetto per spazzare via le ultime enclavi ribelli rimaste in Italia".
Del caso Berlusconi continua ad occuparsi anche il resto della stampa internazionale. Il quotidiano spagnolo El Pais pubblica oggi un ampio servizio intitolato: "Berlusconi dichiara guerra alla Rai". Il corrispondente da Roma, Miguel Mora, racconta gli attacchi alla trasmissione "AnnoZero" per la puntata dedicata allo scandalo delle escort e all'intervista a Patrizia D'Addario, soffermandosi sulla campagna lanciata "dai media del Cavaliere" per esortare gli italiani a non pagare più il canone d'abbonamento alla Rai in segno di protesta. "Berlusconi ha celebrato il suo 73esimo compleanno dichiarando guerra non solo a Michele Santoro", il conduttore della trasmissione in questione, "ma a tutti i programmi che lo criticano", scrive El Pais, affermando che l'invito a non pagare il canone è "un'iniziativa teatrale del tutto priva di legalità, in pratica una chiamata generale all'evasione fiscale, un'abitudine quest'ultima assai popolare in Italia e a cui lo stesso Berlusconi non è alieno, come testimoniano i suoi numerosi processi in materia
Un altro tema a cui i giornali stranieri dedicano l'attenzione è per l'appunto il perdono fiscale per coloro che rimpatriano capitali dall'estero. "Berlusconi prepara un colossale perdono, il più grosso d'Europa", titola il Clarin. "Il governo Berlusconi ha imposto un voto di fiducia in parlamento per far passare la sua amnistia fiscale", titola Les Echos. "Berlusconi concede l'amnistia agli evasori dei paradisi", titola El Mundo.
Il settimanale francese L'Express torna invece sulle polemiche degli ultimi mesi tra la Chiesa cattolica e il nostro primo ministro, con un lungo reportage intitolato "Divorzio all'italiana", che ripercorre tutte le tappe della vicenda, dalle proteste nelle chiese per i party con escort e veline nelle ville del presidente del Consiglio, alle critiche espresse dall'Avvenire e da Famiglia Cristiana, agli attacchi del Giornale al direttore dell'Avvenire e alle dimissioni di quest'ultimo. Il settimanale riporta il parere di un assicuratore di 59 anni di nome Giorgio che dice: "Non comprendo più la mia Chiesa. Mi sento perduto davanti alla sua sottomissione a Berlusconi, alla sua politica, al suo modello di una società barbara". Tuttavia, afferma L'Express, numerosi segnali indicano che la Chiesa sta preparandosi "al dopo-Berlusconi".
E una notizia che nei giorni scorsi ha riempito le pagine dei giornali in Occidente è arrivata stamani fino in Pakistan, dove la Plus News Pakistan riporta la gaffe di Berlusconi su Michelle Obama, definita "abbronzata" come suo marito dal premier italiano al ritorno dal summit del G20.
(1 ottobre 2009)
Ps. : come sempre gli articoli sono tratti da
http://www.repubblica.it/

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mercoledì, 30 settembre 2009
LA POLEMICA
"Berlusconi a Uno Mattina:
giornalisti in ginocchio"
ROMA - Polemiche dopo l'intervento di Silvio Berlusconi a Uno Mattina. "Il servilismo nei confronti di Berlusconi del Tg1 (direttore il noto Minzolini) e dei giornalisti berlusconiani ha toccato stamane un vertice indecoroso -afferma Libertà e Giustizia- Nel giorno del suo compleanno, “Uno mattina” consente al presidente del Consiglio di intervenire telefonicamente in trasmissione con un pretesto. Ecco allora Susanna Petruni (promossa sul campo vicedirettore del Tg1 per il suo sfegatato tifo pro-Cavaliere) sprofondersi in auguri per il genetliaco del papi-padrone. E allora il presidente del Consiglio, cui evidentemente non è bastata l'abbuffata a “ Porta a Porta”, replica: “ Chiamatemi più spesso, perché così mi sento meno solo”. Gli risponde entusiasta l'altro conduttore, Stefano Ziantoni: “ Siamo qui ogni mattina, questa è anche casa sua!”. E il Cavaliere: “ Vi prendo in parola”.
Viva i lecchini, viva il giornalismo in ginocchio -conclude l'associazione. "Garantito: né Petruni né Ziantoni saranno sabato alla manifestazione per la libertà d'informazione. Liberi, costoro, di pensare solo a Berlusconi. In ginocchio".
(29 settembre 2009)
tratto dalla Repubblica
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/liberta-di-stampa/pole-uno-mat/pole-uno-mat.html
E’ da un po’ che non riprendo articoli giornalistici riportandoli per intero.
Quando l’ho letto non credevo a quello che leggevo.
Premesso che non sono una teledipendente e che principalmente non vedo “uno mattina”,
dopo aver letto questo articolo certamente mi passerà anche la minima curiosità di sapere che tipo di programma sia.
Certamente non un programma che potrà assicurare all’Italia un’informazione obiettiva e corretta.
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domenica, 20 settembre 2009
Da quando ho aperto questo blog, mi sono sempre dichiarata contro la pena di morte.
La combatto da una vita, perché ho sempre contestato il famoso detto
“occhio per occhio, dente per dente”.
Non reputo giusto punire con la morte chi si è macchiato di identica colpa.
Se si condanna l’assassinio non lo si può punire con la medesima moneta.
E non mi si venga a dire che si tratta di “giustizia fatta dallo Stato” !!!!
Sciocchezze colossali.
Il rispetto della vita umana in chi proclama ai quattro venti tale rispetto
è essenziale
ed alla base di tutto.
Ma esiste anche un’altra ragione.
La colpevolezza accertata non esiste a meno che non si tratti di una confessione spontanea e non estorta con metodi alquanto discutibili.
Ci sono casi di “giustiziati” (questo termine mi disgusta perché lo trovo un patetico tentativo di giustificare un omicidio e perché in esso è contenuto la parola “giustizia” ) che dopo sono stati dichiarati innocenti e riabilitati, casi di persone alle quali non sono state concesse di cercare altre prove per dimostrare la propria innocenza e questo è tutto tranne “giustizia”
Con questo articolo riprendo un’altra sezione del blog dedicata tutta alla pena di morte, gli Stati nei quali viene praticata, i metodi usati e, per quanto possibile, le storie degli uomini assassinati a sangue freddo, in nome della giustizia, trai quali i rei confessi, coloro che si sono sempre dichiarati innocenti, e quelli che in seguito sono stati riabilitati (con eclatanti e dovute “lacrime di coccodrillo”)
Non solo, parlerò anche delle esecuzioni “abborracciate” quelle cioè nelle quali qualcosa andò storto e l’esecuzione si protrasse fino a raggiungere i limiti dell’umana sopportazione e valicare abbondantemente quelli della tortura.
Tutto quello che proporrò è stato reperito in rete e man mano darò anche i links affinchè possiate visitarli e farvi in quadro più completo
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sabato, 19 settembre 2009
LO BRUCIARONO PER GIOCO
CANE COMMUOVE LA FRANCIA
Per gioco, un gioco alquanto macabro, gli avevano dato fuoco. Gli spietati piromani, due ragazzi: lei 22 anni, lui 17. Ora il cane Mambo, sopravvissuto alla vile aggressione, è diventato un eroe in tutta la Francia, sostenuto moralmente anche da celebrità come Alain Delon, Brigitte Bardot e Zinedine Zidane e trasformato subito nel simbolo della lotta alle violenze contro gli animali. La ragazza è stata condannata a sei mesi con la condizionale più seimila euro di multa, con l'accusa di atti di crudeltà e barbarie nei confronti di un animale; per il suo amico la sentenza del tribunale dei minori arriverà il prossimo 17 dicembre. La vicenda, accaduta a Espira-de-l'Agly, sui Pirenei orientali, risale alla notte tra il 10 e l'11 agosto: i due ragazzi hanno trovato Mambo, cane randagio che vagabondava per le strade della città, e "per divertimento" gli hanno messo fuoco. Il povero cagnolino si è salvato solo grazie alla fortuna: strusciandosi sul terreno, ha riportato sì ustioni di terzo grado, ma è ancora vivo. Il processo, tenuto nella vicina Perpignan, ha visto Mambo sedere proprio tra i banchi, al posto solitamente riservato alle vittime.
Tratto dal seguente link
http://www.leggo.it/articolo.php?id=28016
Il commento???!!!!!
Per ora metto la foto….

I commenti si fanno da soli!
Per un’ennesima volta devo scrivere che tremo al pensiero che questi due delinquenti, saranno i cittadini di domani.
Senza cuore e senza alcuna pietà.
Cosa potranno mai diventare, in futuro, se oggi danno fuoco ad un cagnolino randagio per divertimento?
Perché, mi domando quale divertimento si possa provare nel vedere un essere vivente soffrire le pene più atroci.
E mi fermo qui perché potrei scrivere cose molto sgradevoli.
Vi propongo questo articolo solo per riflettere su cosa stiamo diventando.
Vi si stringe il cuore?
Fremete di sdegno?
Bene!
E' proprio quello che volevo!
Se vediamo dei ragazzi che molestano, o peggio torturano un animale,
non voltiamoci dall'altra parte
come se non fossero fatti nostri.
Il rispetto di qualsiasi forma di vita
sono fatti nostri!
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martedì, 15 settembre 2009
Lo scrittore Hosseini con i ragazzi del suo libro
Centinaia di bambini sulla collina di Tapa Marajan
E' tornato a Kabul il cacciatore d'aquiloni
L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ha organizzato una manifestazione
per la Giornata mondiale della pace, il prossimo 21 settembre
di CRISTINA NADOTTI
Per continuare a leggere:
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/afghanistan-18/hosseini-kabul/hosseini-kabul.html
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Questo titolo è tratto dalla “Repubblica” di questa mattina (15 settembre 2009)
Si tratta di una notizia che, a prima vista, potrebbe sembrare meno importante delle altre.
Personalmente mi sono subito fermata a leggere con commozione.
Quanti di noi hanno letto il romanzo e visto poi il film, penso abbiano avuto la stessa reazione.
Forse è sintomo che qualcosa a Kabul sta cambiando e che la volontà di cambiare è più forte della paura dei talebani.
A me piace pensare che si tratti di entrambe le ipotesi perché il cambiamento è nulla se non viene affiancato dalla volontà di cambiare.
E’ il popolo, l’ago che può far pendere la bilancia da un lato o dall’altro; verso la libertà di pensiero, di idee e di espressione…..caratteristiche di un mondo civile.
Nel quale nessuno dice cosa bisogna pensare, o indossare, o dire, o fare…..
La libertà è la conquista più bella e più importante di un popolo.
Non dimentichiamolo nemmeno noi, quando ci rechiamo a votare, intrisi di belle parole e di tante promesse , fatte il più delle volte tanto per prenderci in giro.
La foto che inserisco è tratta dalla “Repubblica” e mi da un senso di gioia.
Negli aquiloni che si innalzano verso il cielo, mi sembra di vedere i sogni e le speranze di un popolo costretto in gabbia.
Ed è per questa ragione che mi sono commossa e che ho voluto proporvi questa notizia.
Spero che tutti i popoli oppressi possano un giorno tornare a far volare gli aquiloni, con tutti i loro sogni.

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